Terapia del dolore cronico

Imperativo etico ineludibile

Comprendere e trattare il dolore, portato frequente delle patologie croniche autoimmuni, costituisce un imperativo etico e deontologico per ogni terapeuta.
Senza necessariamente inoltrarci nella complessa disamina dei meccanismi nocicettivi, occorre tuttavia sottolineare che il dolore rappresenta un basilare messaggio di allarme protettivo finalizzato alla segnalazione di noxae patogene, siano esse di natura esogena che endogena.

In questa sede ho volutamente deciso di riferirmi al dolore cronico, poiché è ciò che sovente osserviamo nel malato autoimmune. Le peculiarità di questo dramma variano in relazione alle determinanti cliniche della patologia in esame, tuttavia non è chi non veda l’importanza del dolore come fattore di squilibrio emozionale e relazionale, oltre che enorme deterrente nel processo terapeutico.

Da ciò la necessità di instaurare un approccio antalgico rapido ed efficace, sia pure come coadiuvante nel trattamento di base della sindrome, onde migliorare la qualità di vita del paziente e di fatto implementare l’empowerment.
In fase preliminare ci corre l’obbligo di ben considerare i seguenti parametri:

  • Valutazione semeiotica dello stimolo doloroso e suoi correlati emozionali
  • Caratterizzazione anamnestico-strumentale della componente nocicettiva
  • Identificazione di un approccio farmacologico mirato alla data sindrome
  • Monitoraggio dell’efficacia terapeutica prescelta, mediante follow-up
  • Consolidamento della relazione terapeutica fra il curante ed il paziente

Nell’ambito della Medicina Integrata oggi tutto ciò è fattibile, specie alla luce del vasto repertorio terapeutico attualmente disponibile. E giacché oltre che possibile è anche doveroso, ho ritenuto opportuno sintetizzare i principali presidi farmacologici non convenzionali, con particolare riferimento a quanto uso adottare nel contesto della mia pratica ambulatoriale sui pazienti autoimmuni. Come vedrete si tratta di preparati immuno-biologici altamente sofisticati, da impiegarsi con cognizione di causa, e sempre sinergici con il protocollo di base:

  • Interleuchine (IL-1 + IL-2 + IL-6)
  • Fattore di necrosi tumorale alfa (TNF-ƒΏ)
  • Acidi nucleici specifici (SNA-ARTH + SNA SNA-HLA I + SNA-HLA II)
  • Interferone gamma (INF-γ)
  • Prostaglandine (PGE-1 + PGE-2)

Ancorché presumibilmente inutile tengo a sottolineare che le su citate sostanze si intendono somministrate in forma omeopatizzata, con diluizioni comprese fra la 4 CH e la 15 CH al fine di meglio sfruttarne le prerogative antiflogistiche ed antalgiche modulate dal sistema immunitario. Per una più esauriente disamina del meccanismo dfazione si rimanda a testi specialistici inerenti i sistemi di produzione e controllo immunologico della cascata pro-infiammatoria.

Qui e ora a me premeva solo evidenziare come intervenire efficacemente sulla componente algica, ulteriore gravoso onere correlato alle malattie autoimmuni.

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