Medicina omeopatica

Excursus storico in medicina omeopatica

Molto, forse troppo, è stato scritto sull'argomento ad oltre un secolo dalla nascita di questa intuizione terapeutica. Fiumi d'inchiostro impiegati per descrivere costituzioni, diatesi, proprietà curative e loro diluizioni. Ho dunque privilegiato l'aspetto biografico di tre personaggi, autori di autentiche rivoluzioni culturali, responsabili dell'attuale configurazione dell'Omeopatia. Delineare i loro profili risulta molto più istruttivo poiché, come sempre, il daimon viene ispirato dagli antenati. Senza di loro non ci sarebbe l'Arte del curare e del guarire, avremmo soltanto sforzi eroici per riconquistare la salute secondo l'ottica del puer...

1. Ippocrate: il primo orizzonte
Discendente dalla classe sacerdotale degli Asclepiadi (civiltà classica ellenica del III secolo a.C.) è protagonista della più sacrilega e radicale rivoluzione nella Storia della Medicina, scindendo l'arcaica medicina magico-mistica dalla nuova scienza medica. Creare uno scisma fra filosofia e religione da un lato e medicina dall'altro pone in risalto il ruolo della natura medicatrix , ove salute e malattia costituiscono una diade finalizzata alla conservazione e sopravvivenza individuale: Medicina come religione della Natura. Compito del medico, ora spogliato della veste di sacerdote e filosofo, è quello di ministro della Natura , mero interprete delle sue invocazioni. Egli deve comprendere il microcosmo-uomo, inserito nel macrocosmo-universo.

I due repere della tesi ippocratica sono:

  • La legge dei contrari (contraria contrariis curantur) ;
  • La legge dei simili (similia similibus curentur).

A ben guardare, le due affermazioni, così strutturate, contengono già in nuce l'equivoco che tutt'ora costella le diatribe fra sostenitori ed oppositori della naturopatia. È singolare che una sola vocale abbia sortito tanto fascino in ambito accademico: curantur significa deve curare , mentre curentur significa può curare. Forse le premesse per il positivismo scientifico ed il materialismo tecnobiologico hanno trovato qui il loro primum movens. È paradossale, ma invita a riflettere, specie se si considerano gli aforismi sui quali poggia l'etica medica ippocratica:

  • Anzitutto non nuocere al malato;
  • La salute del malato sia la legge suprema;
  • Cura in modo sollecito, sicuro e piacevole;
  • Placare il dolore è opera divina.

Quanta di questa deontologia è ancora presente nel nostro modus operandi? Tempi serrati per fare diagnosi, strutture sanitarie sempre più anoressiche sotto il profilo architettonico in nome della funzionalità, logica aziendale che gradualmente ha sostituito la pietas con la bottom line di derivazione anglosassone in nome dell'efficientismo.

2. Paracelso: il secondo orizzonte
Medico naturalista e filosofo tedesco, Teofrasto Bombast von Hohenheim (1493-1542), riassume con il suo opus l'idea propria del Medioevo e del Rinascimento.
In aperto contrasto con i medici coevi, accusati di superficialità ed ignoranza, attribuisce al medico il ruolo di semplice difensore della Natura, peraltro tutta tesa a difendere se stessa. Tuttavia il genius in lui si esprime attraverso una grande intuizione: l'approccio alchemico, la consapevolezza del tesoro nascosto, la similitudine magica delle signature.

Tutto il suo pensiero, il corpus dottrinale che fa avanzare verso il terzo orizzonte, è racchiuso in questa sua riflessione:
· Nel suo manifestarsi la Natura opera non meno prodigiosamente dell'alchimista, che opera nelle cose in cui essa cessa di agire.
Non stupisce che il paradigma alchemico abbia affascinato, attraverso le epoche, non solo cultori della salute fisica, ma analisti del pensiero come Jung con il suo mirabile saggio "Psicologia ed Alchimia". L'idea di trasmutazione della materia implica una forza metamorfosante insita non solo nella Natura, ma anche e soprattutto nell'Anima mundi.

3. Hahnemann: il terzo orizzonte
L'idea di similitudine, gettata da Ippocrate e germogliata in Paracelso, matura con Hahnemann (1755-1843). Tre sono in periodi che ne contraddistinguono vita ed opere:
· La scoperta della legge similitudine;
· La sperimentazione omeopatica mediante sostanze diverse;
· La critica della legge di similitudine nella cura delle malattie croniche.

Laureato in medicina ad Erlanger nel 1779, esercita la professione in maniera convenzionale per circa un decennio ma, spirito brillante critico ed aperto, abbandona la professione riconoscendone i limiti con questa sua espressione: Andatevene, perché io non sono in grado di curare i vostri mali. Da allora si dedica alla traduzione di testi scientifici e dal 1790 al 1796 elabora la propria dottrina enunciando il valore universale del principio di similitudine , pietra angolare dell'Omeopatia. Nel 1805 pubblica Frammenti sugli effetti positivi dei rimedi (patogenesi) , condotte secondo il modello sperimentale da lui stesso elaborato. Dal 1811 al 1821 da alle stampe i 6 volumi della Materia medica pura, repere fondamentale per successive analoghe classificazioni. Ma nel 1828, all'età di 73 anni, alcuni insuccessi nel trattamento delle affezioni croniche lo costringono a rivede l'ortodossia della sua impostazione concettuale ed elaborare la c.d. teoria miasmatica.

In pratica egli postula l'esistenza di substrati etio-patogenetici (miasmi) di natura contagiosa, definiti rispettivamente lues, psora, sicosi. Attualmente la teoria enunciata nel suo trattato Malattie croniche del 1828 conserva un significato preminentemente storico, malgrado l'interesse clinico che tuttora riveste.

Ancora una volta, rivedendo a posteriori la creazione di un genio all'opera, constatiamo come la qualità del tempo, il kairòs, perfezioni l'intuizione. L'impulso giovanile rivoluzionario lascia gradualmente il posto alla re-visione dei propri enunciati, senza privarli dell'originalità. E' come se l'opus del puer necessitasse della maturazione senex per vivificarsi e rendersi immortale, una sorta di enérgheia ellenica.

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