Fitoterapia oncologica

Nuova approccio integrato

È stato calcolato che attualmente nel nostro Paese circa il 20% dei malati oncologici facciano ricorso alle c.d. Terapie non convenzionali e fra queste in primis alla Fitoterapia. Negli Stati Uniti questa percentuale sale anche al 50%.

Purtroppo il clima di angoscia del paziente e dei familiari di fronte alla diagnosi e prognosi induce alla ricerca di soluzioni alternative non sempre di provata efficacia. Grave a tal uopo è il fenomeno dell'automedicazione: non si deve infatti dimenticare che i fitoterapici agiscono a livello ponderale, con possibili effetti avversi talora anche severi. Inoltre la scelta del trattamento non deve ostacolare l'efficacia di eventuali terapie farmacologiche e/o
radioterapiche già poste in essere dagli oncologi.

Va detto peraltro che la farmacopea ufficiale – allopatica – attinge da sempre a piene mani da sostanze vegetali: si calcola che almeno il 60% delle formulazioni oggi in commercio altro non sia se non la rappresentazione sintetica di molecole già esistenti in natura. Inoltre l'associazione fra farmaci chimici e fitoterapici è sempre più frequente in seno ai protocolli ufficiali, sia per potenziare la cura, sia per attenuare gli effetti tossici e collaterali.

In quest'ottica d'integrazione molte Strutture oncologiche hanno recepito
l'importanza di questa sinergia: una per tutte il Memorial Sloan Kettering
Cancer di New York. Tale indirizzo di fatto rappresenta la naturale evoluzione
della ricerca che in ambito epidemiologico, preclinico e clinico procede nella
stessa direzione, ponendosi come passo significativo nella definizione di un
nuovo paradigma terapeutico oncologico.

Impiego razionale dell'onco-fitoterapia.

Le finalità terapeutiche possono essere così riassunte:

AZIONE IMMUNO-STIMOLANTE
In campo oncologico si tratta di selezionare i rimedi adeguati alla situazione clinica specifica, individuandone altresì modi e tempi di somministrazione.
Prevenendo un'osservazione quasi certa da parte degli esperti in materia, si precisa che detto tipo di immuno-stimolazione deve intendersi in un'accezione del tutto compatibile con i convenzionali presupposti oncologici.

AZIONE CHEMIO-PROTETTIVA
Molti fitoterapici sono risultati efficaci nell'inibire i noti fattori di crescita tumorale, altri nell'impedire la degenerazione di cellule sane sottoposte all'azione di cancerogeni ambientali, altri ancora nello stimolare l'apoptosi di cellule già cancerizzate.

AZIONE DI SUPPORTO
Il quadro clinico del paziente neoplastico è gravato non solo dai sintomi peculiari della malattia, ma anche da altre forme ad essa correlate comprese quelle jatrogene. In tal senso l'associazione di fitoterapici riesce a migliorare la compliance del malato, sia relativamente all'evoluzione del quadro di base sia rispetto agli effetti collaterali dei protocolli chemioterapici convenzionali.

Inoltre in non poche occasioni si è constatato il potenziamento della terapia
classica grazie all'affiancamento di fitopreparati ad hoc, tanto da consentire
la riduzione dei tempi di trattamento.

AZIONE CITOTOSSICA DIRETTA
Molti fitoterapici sono stati sottoposti a studi scientifici atti a validarne l'efficacia citotossica diretta versus cellule neoplastiche, peraltro con ottimi risultati. Taluni rimedi vengono usati come tali, altri forniscono il substrato per l'estrazione di preparati semisintetici. Sovente se ne concretizza un uso sinergico.

Campi d'applicazionedell'onco-fitoterapia

In sintesi disponiamo di fitoterapici atti a:

  • Azione preventiva, immunomodulante, antiossidante, detossinante.
  • Chemioprevenzione di neoplasie e recidive.
  • Azione onco-fitoterapica diretta di neoplasie e recidive.
  • Chemiopotenziamento e tollerabilità dei protocolli convenzionali.
  • Chemioprotezione dagli effetti jatrogeni della chemioterapia classica.
  • Radiopotenziamento e tollerabilità dei trattamenti convenzionali.
  • Radioprotezione dagli effetti jatrogeni della radioterapia classica.
  • Micoterapia ad azione antitumorale e protettiva delle cellule sane.
  • Elementoterapia di prevenzione e sostegno nelle cure antiblastiche.


Calcolando che il nostro pianeta ospita circa 600.000 specie vegetali, di cui solo il 5% è stato sottoposto a seri studi chimico-farmacologici, è ovvio che molto resta ancora da esplorare.

Tuttavia ciò non inficia quanto già esperito con successo ed anzi stimola la ricerca a procedere sempre più in tal senso.

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