Atopia infantile

Emergenza del terzo millennio

Da tempo avevo in animo la ricerca di una puntualizzazione etio-patogenetica delle sindromi autoimmuni e, alla luce di recenti acquisizioni, presumo averla trovata nel fenomeno noto in ambito scientifico come atopia infantile.

Come risaputo trattasi di un complesso di affezioni a carico sia del comparto respiratorio sia del distretto cutaneo, la cui attuale precocità d’esordio e l’alta incidenza rischiano di annoverarle fra le principali noxae patogene infantili.

Sappiamo dall’epidemiologia clinica ed ambientale che può interessare bambini già dal secondo anno d’età, manifestandosi nel 25% dei casi nel 2°-3° mese di vita, specie nella nostra civiltà occidentale.

Ho deciso di polarizzare l’attenzione in particolare sulla dermatite atopica, assai più frequente della forma asmatica, almeno nella mia osservazione clinica.
Essa si caratterizza per la presenza di lesioni cutanee a carattere eritematoso, il cui sintomo principale è costituito da un incoercibile prurito, espressione del coinvolgimento del comparto immunitario Th2 come portato allergologico.

Ritengo che per comprenderne la natura occorra ragionare in chiave P.N.E.I., mercé la ricerca dei repere causali posti a monte della reazione immunologica.

La cute, nella sua duplice veste relazionale e filtrante, costituisce l’organo più cospicuo dell’intero S.I. le cui competenze sono affidate aile cellule linfocitarie dermo-epidermiche, vero e proprio data-base mnestico della nostra reattività.

L’atopia rappresenta unicamente un’espressione disfunzionale di tale reattività, ascrivibile essenzialmente ai seguenti fattori causali e concausali:

  • ALLATTAMENTO ED ALIMENTAZIONE ARTIFICIALI
  • PROTOCOLLI VACCINALI SEMPRE PIU’ MASSIVI
  • TRATTAMENTI ALLOPATICI INDISCRIMINATI
  • INQUINAMENTO AMBIENTALE PLANETARIO
  • STRESS EMOZIONALI SEMPRE PIU’ PRECOCI


La dermatite atopica rappresenta dunque l’accesso elettivo alle patologie immunitare: asma, allergie, intolleranze alimentari. Ci è noto altresì che la vicariazione regressiva viene modulata dai loci posti sul cromosoma 6 (HLA).

Al fine di una preventiva valutazione dei meccanismi connessi alla reattività, espressione della suscettibilità immunologica individuale, sarebbe opportuno eseguire una tipizzazione HLA prima di qualsiasi apporto vaccinale, evitando così inutili sofferenze al bambino e forti disagi alla famiglia. Non scordiamoci che lo scatenarsi della reazione coinvolge meccanismi selettivi, associati alla secrezione di citochine (IL-4, IL-5, IL-10), interferoni , fattori della crescita cellulare (FGF, EGF) e nervina (BDNF, NGF, NT4), melatonina.

Da ciò si evince come alla P.N.E.I. faccia capo l’organizzazione delle difese e come in tali circostanze si verifichi un incremento del turnover cellulare della cute finalizzato alla rapida esonerazione tossinica, fino ad una ipersensibilità reattiva: l’atopia. Il ricorso indiscriminato a corticosteroidi per uso topico crea una pseudo-remissione; in realtà inibendo la reazione immunitaria determina i
presupposti per una forzata vicariazione verso parenchimi molto più importanti e delicati, quali l’apparato digerente e quello respiratorio.
Sfortunatamente nei soggetti predisposti assistiamo allo sviluppo precoce delle linee linfocitarie peculiari del locus attivato, refrattarie ai trattamenti allopatici.
Ergo, al fine di scongiurare la cronicizzazione, occorre intervenire ad hoc sulla memoria linfocitaria e contestualmente attivare un adeguato e fisiologico drenaggio metabolico, coadiuvati da Omotossicologia ed Immunobioterapia, al fine di ripristinare la situazione ottimale.

In estrema sintesi vorrei ribadire i concetti sopra esposti, puntualizzando che:

  • La dermatite atopica è un accesso privilegiato per patologie immunitarie della pubertà e anche dell’età adulta, comprese le crescenti forme autoimmuni
  • Il primo periodo di vita rappresenta il capitale mnestico per la nostra futura esistenza, sia sotto il profilo quantitativo che qualitativo
  • E’ preciso dovere etico-professionale del medico prenderne atto, garantendo alle future generazioni uno standard di vita non solo più lungo, ma migliore.
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