Nuova epistemologia della scienza

Medicina non convenzionale: nuova epistemologia della scienza

E' veramente suggestivo pensare alla Medicina “altra” non come ad un'opzione vagheggiata ma, ribaltandone il presupposto concettuale, come Medicina“vera”.

L'immagine della Scienza che tuttora permea l'ambito della ricerca, communis opinio degli studiosi e della massa, è rappresentata da un comune bagaglio nozionistico-esperenziale organicamente strutturato ed inalienabile, cui restano vincolati a priori i novelli ricercatori. La spiegazione è semplice: tali costellazioni teoriche divengono teoretiche poiché intese come acquisizioni guadagnate mercé un processo di incremento organico e sistematico ed attraverso un'accumulazione costante e progressiva.
Che questa non sia la via maestra lo spiega Kuhn meglio di ogni altro (*)... “La scienza non si sviluppa secondo sistematici incrementi e secondo organiche accumulazioni, bensì attraverso differenti linee evolutive che si incentrano attorno ai perni costituiti da vere e proprie rivoluzioni scientifiche”.

Riprendendo l'Autore, possiamo sintetizzare 6 concetti fondamentali:

  • il concetto di struttura-base di ogni postulato scientifico risulta fondato su paradigmi che forniscono agli scienziati modelli per la formulazione dei problemi, e per la loro soluzione, nei vari ambiti della ricerca;
  • il concetto di scienza normale, fase tipica delle ricerche, forte dei sistematici tentativi di far rientrare gli elementi afferenti nel quadro del paradigma vigente;
  • il concetto di scienza straordinaria, frutto della consapevolezza di anomalie inerenti le linee-guida della ricerca e dell'impossibilità di farle rientrare entro i canoni del paradigma dominante, con inevitabile crisi delle tradizionali convinzioni e conseguente loro sovvertimento;
  • il concetto di rivoluzione scientifica, momento di transizione della comunità dei ricercatori da teorie ritenute basilari a nuove teorie con esse incompatibili, ovvero un radicale mutamento del paradigma;
  • il concetto in base al quale gli scienziati accolgono nuovi paradigmi per cause meta-logiche, ossia per una sorta di fede-aspettativa che il nuovo paradigma sia in grado di illuminare sui problemi lasciati irrisolti dal vecchio;
  • il concetto secondo cui il progresso scientifico non evolve verso un fine predeterminato,
  • ma si sviluppa in base a scelte che si accordano sul modus operandi ritenuto più idoneo al prosieguo della Scienza.

Kuhn ha optato, per esprimere in maniera semanticamente sintetica tali concetti, il termine paradigma, come nuovo asse portante epistemologico. Sappiamo ora che i paradigmi forniscono modelli capaci di originare particolari tradizioni della ricerca scientifica, dotati di una propria coerenza. Ergo, il paradigma possiede una funzione modellatrice della ricerca che ne determina la vis dinamica e l'orientamento necessari.

Ciò presuppone taluni limiti che certo giova sottolineare:

  • molti scienziati devono la loro fama non tanto a scoperte sensazionali, bensì all'elaborazione di soluzioni, ancorché sofisticate, per la ri-determinazione di fatti già noti;
  • sovente la teoria paradigmatica è direttamente implicita nella metodica capace di risolvere il problema;
  • non raramente la scienza normale non mira tanto a novità inattese, quanto a presentare in modo nuovo ciò che è sotteso dal paradigma.

Allorché non riesca questa sorta di puzzle assistiamo alla crisi che prepara la
via a nuove scoperte, attraverso nuove chiavi interpretative. Una nuova teoria è sempre conseguenza della crisi, propedeutica, che consegue al fallimento delle regole esistenti. Tutte le crisi esordiscono con lo sfocamento di un paradigma ed il relativo allentarsi delle regole che lo sottendono... e tutte si chiudono con l'emergere di un nuovo paradigma, che dovrà lottare per essere acquisito: siamo nella fase della scienza straordinaria.

Nel contesto di una fase critica una parte della Scienza si concentra sulla
scoperta di un nuovo paradigma, mentre l'altra si arrocca in difesa del vecchio. E' evidente che la scelta fra paradigmi non può essere operata con i mezzi propri della scienza normale, poiché questi sono funzione dello stesso vecchio paradigma posto in discussione.

La possibilità di adesione ad un nuovo paradigma scientifico è mutuata da una sorta di conversione da parte della comunità scientifica, quasi un'espressione di fede, nel tentativo di superare il punto morto. E ciò non rappresenta una violazione dei criteri scientifici, bensì un'indicazione circa la natura stessa della ricerca. Inoltre tali conversioni non si attuano malgrado il fatto che gli scienziati siano uomini, ma proprio grazie a questo. Siamo nella fase della rivoluzione scientifica.

Nel decidere fra forme alternative di fare ricerca è d'uopo vertere più sulle
promesse future che sulle certezze passate. Forse mutare paradigma può non avvicinarci alla verità, in senso ontologico, tuttavia esprime la maniera più ragionevole, magari un po' darwiniana, per perseguire il futuro della Scienza.

Ma perché scomodare Kuhn nel contesto di una simile trattazione? Forse perché era necessario e doveroso dimostrare che si può e si deve superare il pre-giudizio che inerisce la Medicina non convenzionale. E' acclarato che non ci vengono forniti i mezzi per dimostrarne l'efficacia, poiché i mezzi appartengono ad un paradigma obsoleto, ed è altrettanto chiaro che non sussistono le premesse psico-logiche per un tale accreditamento da parte della comunità scientifica ufficiale. Non ci sfugge tuttavia che il vecchio paradigma è in crisi, malgrado l'aura di innovazione bio-tecnologica spacciata per progresso. Lo dimostra l'incremento esponenziale di patologie jatrogene, la con-fusione fra eziologia e patogenesi nella scelta dell'approccio terapeutico, il rifugio nell'ipotesi genetica che tanto ricorda quello nella psicosomatica degli anni '70.

Sarebbe interessante riflettere sul paradossale valore aggiunto del termine non convenzionale: se significa, come etimologicamente parrebbe, “fuori dalla convenzione” ci rallegra non poco sentirci parte della re-visione epistemologica, nonché fautori di una rivoluzione scientifica in senso kuhniano.

Sarà opportuno, al fine di porre le basi per un vero dialogo costruttivo, rileggersi: T.S. Kuhn “La struttura delle rivoluzioni scientifiche” Einaudi.

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