Medicina funzionale

La medicina funzionale tra Popp e Schimmel

1. Omeopatia di Risonanza
Occorre considerare la salute come la risultante di un equilibrio armonico e dinamico fra tutti i distretti corporei, garantito dal corretto funzionamento dei sistemi omeostatici ed omeodinamici dell'organismo. Ogni distretto (organo, apparato, sistema, funzione) è collegato agli altri e con essi scambia continue informazioni mercè sistemi di connessione biochimico-recettoriali, ma anche fisici (fotoni, stimoli elettromagnetici deboli e ultradeboli) e strutture di collegamento (sangue, linfa, neuroni, mesenchima). Allorché la noxa patogena (batterica, virale, chimica, catabolica, radiante, emotiva) interessa un distretto, si determina un disequilibrio che altri distretti tentano di compensare. A questo punto possono verificarsi tre condizioni:

  • La noxa vieve debellata e si ripristina l'equilibrio (restitutio ad integrum);
  • L'equilibrio viene mantenuto a spese di un maggior dispendio energetico giacché l'organismo deve porre in atto soluzioni metaboliche in grado di supportare i blocchi funzionali, oltre ad agevolare l'esonerazione tossinica dal distretto leso (salute apparente, o turbe funzionali);
  • Si rompe l'equilibrio (malattia conclamata)

Per la comunicazione inter-distrettuale risultano basilari i bio-fotoni ed il mesenchima.
La pratica clinica evidenzia che non sempre i disturbi lamentati corrispondono al distretto interessato dalla noxa patogena (cuore della catena causale), è tuttavia fondamentale individuarlo onde garantire il recupero dell'equilibrio, specie di fronte a patologie croniche.

Ovviamente soggetti con identica diagnosi, ma differente anamnesi, richiedono approcci individualizzati che esulano dall'impostazione classica concettuale di protocollo terapeutico, a riconferma della nozione di individualità biologica.

Per comprendere l'efficacia dell'Omeopatia di Risonanza (O.d.R.) occorre precisare che RISONANZA è un fenomeno fisico attraverso il quale una struttura (o un sistema) che entra in contatto con una vibrazione ondulatoria pari alla propria frequenza vibrazionale, risponde con un'ondulazione di uguale lunghezza d'onda ma di maggiore ampiezza. E' noto che la membrana cellulare possiede un differente assetto elettrico fra il suoi ambiti esterno ed interno (> concentrazione di K+ all'interno) riferibile all'azione di pompe ioniche di membrana... Continue variazioni a livello di membrana inducono singole sue parti a vibrare. Gli studi condotti da F.A.Popp dimostrano che è presente una reazione fotonica ultradebole in tutti gli organismi viventi (specie specifica) la cui intensità è estremamente debole, ma la cui coerenza è elevatissima: ciò conferisce specificità al messaggio. Ne deriva che i bio-fotoni vengono prodotti dal normale funzionamento cellulare e costituiscono un sistema informativo ultrarapido, sia intra-che extra-cellulare.

La radiazione fotonica delle strutture viventi possiede un'emissione sincrona e coerente ed ha come risonatore-chiave intracellulare la catena del DNA. Si consideri a questo punto che:

  • I tessuti malati posseggono minor indice fotonico, sia per riduzione o alterazione della loro attività metabolica, sia per blocco del transito fotonico attraverso il mesenchima alterato;
  • Il trasferimento energetico avviene senza eccessivo dispendio, poiché si elide la possibilità d'interferenza;
  • Viene implementata la possibilità d'identificazione;
  • Migliora la capacità di trasmissione delle informazioni

Giova ricordare che la coerenza è allineamento di fasci di onde aventi medesima frequenza e lunghezza. L'informazione a distanza viaggia dunque mediante treni bio-fotonici, con frequenze eguali e coerenti, capaci perciò di non acquisire nè dissipare input durante il tragitto. Tutto questo è basilare per un corretto funzionamento organico giacché le informazioni bio-fotoniche sono preposte alla connessione fra i vari distretti, risultando un vero e proprio network di protezione da segnali incoerenti a provenienza sia esogena (onde elettromagnetiche) che endogena (patogeni, metalli pesanti, endo- eso-tossine). Si postula che l'O.d.R. induca la liberazione di bio-fotoni in quantità variabile da parte dei tessuti. Tale variabilità è correlata a due fattori:

  • La specificità del farmaco verso un determinato distretto o un dato patogeno;
  • Il potenziale energetico, cioè il livello di benessere dell'organo: più è sano e più alta sarà l'emissione.

I bio-fotoni liberati dall'effetto di risonanza sfruttano canali preferenziali (meridiani ?) per dirigersi laddove maggiore è il fabbisogno perché minore risulta la produzione d'energia (focolai o campi di disturbo). Ciò costituisce un effetto terapeutico naturale benché aspecifico, corroborato dai farmaci veicolati tramite l'O.d.R. sia in relazione alla peculiarità d'organo (determinata dai principi attivi del farmaco) sia per la struttura cellulare (grazie alla diluizione omeopatica impiegata). Il Qi della Medicina tradizionale cinese potrebbe essere comparato ad un fascio di bio-fotoni. In pratica l'O.d.R. favorisce la migrazione di flussi fotonici, al fine di riequilibrare lo scompenso energetico presente nel tessuto malato. Ciò si attua mediante amplificazione vibrazionale della membrana cellulare e conseguente esonerazione tossinica da patogeni. In seguito, i metaboliti liberati saranno drenati attraverso l'emuntore epato-renale. Al fenomeno fisico innescato dai biofotoni segue l'effetto umorale-cellulare mediato da meccanismi difensivi propri del mesenchima. Principale fonte di emissione bio-fotonica è la catena del DNA.

Suggestivo è il principio terapeutico dell'O.d.R. allorché reca soluzioni estremamente selettive riguardo i siti d'intervento correlati al seguente schema:

  • Diluizione D6 = affinità citoplasmatica;
  • Diluizione D12 = affinità di membrana;
  • Diluizione D30 = affinità nucleare;

L'efficacia è potenziata in presenza di Ph alcalino, specie a livello enterico, poiché ciò consente il blocco delle micotossine presenti peraltro fra le più difficili da eradicare.

2. Ciclogenia di Enderlein
Non solo, come s'è visto, l'O.d.R. consente l'esonerazione di frammenti patogenici endo- ed eso-cellulari, ma è in grado di eradicarne anche la memoria biologica a livello mesenchimale, restituendo in tal modo l'eutrofia tissutale e l'eubiosi fisiologica. Posto che l'organismo non potrebbe sopravvivere in condizioni di asetticità, poiché verrebbe a mancare l'omeostasi generale (mantenimento del Ph, produzione di ammoniaca ed enzimi proteolitici, digestione delle sostanze, eliminazione delle tossine) e certo che la flora microbica saprofita elabora enzimi fornendo il substrato alle funzioni metaboliche basilari, un'azione aggressiva quale quella chemio-antibiotica non può che rivelarsi anti-fisiologica. Solo per i virus non è possibile invocare una convivenza reciprocamente proficua, a causa della loro caratteristica di legare gli acidi nucleici alterando il patrimonio genetico e la comunicazione inter-cellulare. Ovviamente non tutte le forme batteriche sono innocue, potendosi distinguere una flora utile ed una potenzialmente patogena.

Per comprendere la Ciclogenia di Enderlein (C.d.E.) occorre recuperare i concetti di pleiomorfismo di Bechamp e di monomorfismo di Pasteur... Recenti studi hanno avvalorato la tesi del primo, peraltro coniugabile alla teoria umorale di Ippocrate. Ricercatori americani, canadesi e svizzeri evidenziano quale punto d'origine della materia vivente minuscole particelle, misurabili come molecole a basso peso, definite colloidi. Secondo la C.d.E. i microrganismi traslano dalla fase colloide a quella virale intracellulare, e poi batterica, per approdare a quella micotica. In effetti ogni specie microbica, poste adeguate condizioni microambientali, può originare svariate forme differenti per morfologia, proprietà e stadio maturativo: colloidi...batteri...miceti. Tanto più minute sono le forme di partenza, tanto maggiori saranno le prerogative di evoluzione. Su tale substrato concettuale è possibile considerare che forme inizialmente apatogene si virulentino per effetto di un microambiente inquinato e conseguente rottura dell'equilibrio simbiontico.

Peraltro ampie ricerche condotte in ambito medico accademico avvalorano la tesi, specie nei confronti di patologie cronico-degerative. Persino talune forme neoplastiche riconoscono una genesi virale, così come per quelle Autoimmuni s'invoca l'eziologia batterica e micotica. L'inefficacia di molti trattamenti convenzionali, ancorché mirati, deve essere ricondotta allo stato di quiescenza dei patogeni responsabili. Qual è dunque l'intima correlazione fra C.d.E. e O.d.R.? Sintetizziamone brevemente i presupposti:
Considerare nell'organismo la presenza di agenti microbici virtualmente simbionti, ma talora potenzialmente patogeni e rivalutare l'importanza dell'eubiosi intestinale;
L'O.d.R. fornisce all'organismo l'energia necessaria e la specificità d'informazione terapeutica utile al ripristino del corretto equilibrio biologico;
Considerare la flora patogena in toto, senza porre barriere fra virus, batteri, miceti e rivalutare lo squilibrio uomo-ambiente quale noxa primaria riportando i microrganismi dallo stadio di patogeni a quello di simbionti, anziché agire in senso distruttivo;
L'O.d.R. propone rimedi ad azione antimicrobica nel senso di una rieducazione cellulare finalizzata a rapporti di reciprocità ed equilibrio con i microrganismi: nessuna distruzione bensì eliminazione dell'informazione negativa ed esonerazione dei patogeni, ricondotti a forme apatogene o addirittura fisiologicamente utili.

Questa strategia terapeutica giustifica il netto miglioramento clinico, anche in assenza di negativizzazione dei parametri microbiologici bioumorali (titoli anticorpali, test colturali): le indagini di laboratorio forniscono valutazioni quantitative mentre in realtà, secondo la C.d.E. occorrerebbe considerare il rapporto dinamico qualitativo fra organismo ed ospite.

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